Corriere
15 Maggio 2005

Il Convegno - Ieri il confronto promosso dall’associazione www.babbaalrum.it
Solidarietà: c’è ancora da lavorare

Una riflessione su cosa significa fare solidarietà oggi. Nella realtà locale ed in un’ottica più ampia che abbracci l’intera civiltà occidentale. Questo l’argomento affrontato ieri in un convegno dal tema “Solidarietà e...”, tenutosi all’Istituto Itis “G.Dorso” di Avellino, nell’ambito delle iniziative promosse dall’associazione www.babbaalrum.it, guidata dal dottore Carmine Tirri. La solidarietà é stata esaminata da differenti punti di vista, da quello di chi vive la realtà della Chiesa fino alla prospettiva di chi deve confrontarsi ogni giorno con la questione giustizia. A discuterne don Ferdinando Renzulli, direttore della Caritas Diocesana di Avellino, Toni Iermano, assessore alla cultura Comune di Avellino, Matteo Claudio Zarrella, magistrato della Corte di Appello di Napoli, Aldo Achilli, dirigente polisportive giovanili salesiani Roma, Marcello Zecchino, assessore alle politiche sociali della Provincia di Avellino. Il filo conduttore é stato la constatazione di quanto sia problematico oggi parlare di solidarietà. Un tema scottante, poiché attraversa trasversalmente le differenti classi sociali, le associazioni laiche e religiose, la struttura dello Stato italiano, come quello di ogni altro paese occidentale. Don Ferdinando Renzulli ha posto l’accento sul sentimento di carità che deve animare gli atti destinati alle fasce sociali disagiate. Ha definito quella in cui viviamo una “cultura disordinatissima”, citando con disprezzo le varie manifestazioni della civiltà di massa, plagiata dalla televisione, priva di un’intelligenza individuale. La risposta é nel riscoprire le proprie radici religiose, avendo come esempio proprio le comunità cristiane delle origini, per potersi volgere finalmente ad una società “più umana e più cristiana” In un’ottica laica ha parlato, invece, l’assessore Toni Iermano, che ha preso in considerazione la realtà della città di Avellino. Il nodo problematico messo in luce é stato quello del rapporto tra politica e realtà sociale, due mondi che troppo spesso non presentano punti di contatto. Allo stesso modo si è ribadita l’esigenza di una cultura, che ora manca, della solidarietà. E la risposta é nei giovani, più interessati che in passato al dialogo con la politica: punto di partenza per una nuova solidarietà. Un punto di vista storico e giuridico é stato quello proposto dal Magistrato di Napoli Zarrella. E’ stato il concetto di legalità al centro della sua relazione. Legalità che molto spesso manca, a causa di un ambiente che finisce con l’essere più forte del singolo: l’esempio é dato dal quartiere di Scampia a Napoli. Chi si trova a nascere in un quartiere saldamente nelle mani, della camorra difficilmente riesce a trovare la forza di opporsi al sistema, di cercare in altre strade dei mezzi di sostentamento. Il magistrato ha fatto più volte riferimento alla Costituzione italiana, precisamente al suo secondo articolo, in cui si citano “i diritti inviolabili dell’uomo” e i “doveri inderogabili di solidarietà politica e civile” L’unica via, nelle parole di Zarrella, é un’apertura sovranazionale che veda tutti gli Stati collaborare tra loro, per sconfiggere una criminalità che agisce a tutti i livelli ed in tutti i campi. La solidarietà deve dunque funzionare come un deterrente per la criminalità. Deve arrivare attraverso l’opera dei singoli li dove la legge non riesce a colpire, o non é giusto che colpisca. La convinzione, infatti, è che compito dello Stato sia quello di assicurare lavoro a tutti, unica forma di prevenzione sicura.
Annamaria Cordasco
Il Ritaglio
Guarda Il Ritaglio